Il 27 giugno del 2005 abbiamo tenuto un concerto all’interno della grande grotta del vento di Frasassi. Questa iniziativa ha concluso la settima edizione del Cantar Lontano Festival.
Lascio alle parole di Adriana, una nostra appassionata ascoltatrice, la descrizione di quel momento che per tutti è stato particolarmente suggestivo. La cosa più sorprendente per noi l’acustica del luogo, di una perfezione imbarazzante, grazie probabilmente alla continua “pioggia” delle stalattiti che generava una rifrazione continua delle onde sonore, e quindi una totale mancanza di eco.
Pubblichiamo qui un breve video girato a nostra insaputa dal temerario Paolo Bartoloni di Empatia Comunicazione.Per vedere il filmato potete cliccare qui. Buona visione. mm
“Cantar lontano” è un festival di musica antica che da sette anni si svolge nelle Marche, nella Provincia di Ancona in particolare, quasi in sordina rispetto ai “grandi eventi” estivi , con i quali si sfidano in generale tutte le amministrazioni locali.
Qui non si sfida nessuno, o meglio, forse si cerca ogni anno la prova che la musica, quella vera quella antica, è perfettamente in grado di vincere tutte le sfide possibili.
E, ogni anno, fortunatamente, il “miracolo” si ripete, in una sorta di mistico percorso lungo le strade della provincia, alla ricerca dei luoghi ogni volta resi deputati dalla mente genialmente perversa del direttore del festival, Marco Mencoboni.
E così si scoprono e si riscoprono oggetti di architettonica e storica bellezza, collocati in altrettanti centri marchigiani spesso sconosciuti dai più.
Ma nel 2005 si è giunti all’apice, (per quest’anno, si spera): l’ultimo concerto della rassegna, una messa di Giovanni Pierluigi da Palestrina (“Spem in Alium”Missa a 4 voci), è stata eseguita nella Grotta Grande del Vento a Frasassi.
Tralasciando i particolari ameni di costume (claustrofobie, organizzazione dei vestimenti all’uopo, che facevano degli astanti un improbabile gruppo di escursionisti della domenica, il tutto in una atmosfera di comune trepidante attesa) si varca il grande portone di ingresso.
Un lungo corridoio scavato nella roccia, il rumore delle scarpe sull’impiatito bagnato, il brusio dei gruppi che velocemente cercano di raggiungere la meta (l’ansia del primo posto), le esplosioni contenute di fronte alla grandezza dello spettacolo naturale che da millenni è fermo lì ad aspettare (forse proprio questa cosa qui), le piccole figure dei coristi inerpicate lontanissime tra loro lontanissime da noi, e finalmente il maestro alza le mani.
Sicuramente nella natura “sopra” la terra non é mai esistito un istante come quello (o magari in un probabile biblico o scientifico primo minuto del mondo): un silenzio profondo, incombente ma affatto inquietante, perfetto e affascinante…poi il primo accordo e a quel punto l’orecchio ha cominciato a percepire, insieme alla perfezione incredibile della musica, anche quel sottile modesto rumore delle gocce che nel buio di millenni hanno costruito tutta quell’architettura fantastica senza nessuna particolare ambizione… Questa volta era solo un po’ di commozione malcelata.
Adriana F. (Ancona)