Tra il tramonto e l’alba 

Il cantar lontano

11.10.05

cantar lontano
voci, spazio, suggestioni della musica barocca

E lo spazio intonò la sua musica

La dichiarazione del Cantar Lontano Chiudete gli occhi. Vi trovate all’interno di una chiesa. In un punto qualsiasi. Dovete vedere e misurare lo spazio soltanto attraverso l’ascolto. L’organo diffonde un’aria leggera che subito riempie ogni vuoto: le navate e le volte. Davanti, laggiù, si leva un canto. Poi, più vicino, alle vostre spalle ecco un’altra voce; e un’altra ancora a sinistra e subito dopo all’opposto. Come vi sentite? E dove? A quale accordo volete trattenervi? A uno. A tutti? Lasciatevi andare. Perché è l’architettura stessa che sta cantando la sua musica.
Abbiamo tentato questa simulazione per cercare di spiegare a parole l’emozione del Cantar lontano. Una tecnica di esecuzione vocale della musica sacra barocca. Non è facile, bisogna provare l’ascolto. Inventata da Ignazio Donati, l’arte del Cantar lontano è costituita da quattro o cinque voci disposte in punti diversi dello spazio. Accompagnate dall’organo o dall’arpa o dal cembalo, l’effetto è di pura suggestione. E’ la stereofonia polifonica quattro secoli prima: amplificata ed esaltata dalla cassa armonica dell’architettura.

1 Commento »

  1. Rosanna wrote,

    Lasciarsi andare senza paura alle emozioni che non sono suggestioni, ma eventi reali dentro di noi…questo é il mio ricordo ancora vivissimo dell’esperienza avuta a Sant’Ignazio in Roma, quando per la prima volta ho sentito il Cantar lontano..il fluire della musica e il ritmare del Maestro quasi fosse un pendolo eterno, mi hanno proiettato in una dimensione sentimentale e corporea senza tempo e spazio..non era sogno, ma un reale difficile catalogare: forse il paradiso sarà cosi?

    Commento on 05/01/06 @ 21:08

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